La transizione verso la mobilità elettrica in Italia procede a velocità diverse tra Nord e Sud. Mentre alcune regioni corrono, altre arrancano, creando un divario sempre più evidente nella distribuzione delle infrastrutture di ricarica auto elettriche. Un caso emblematico è quello della Sicilia, che presenta un gap significativo rispetto alla Lombardia sul fronte delle colonnine per auto elettriche.
Sommario
Un confronto impietoso: 13 volte meno punti di ricarica
I dati del recente report “Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico in Italia”, presentato da Motus-E a KEY – The Energy Transition Expo, evidenziano una situazione preoccupante. Mentre la Lombardia si conferma la prima regione in Italia con ben 12.926 punti di ricarica auto elettriche installati, la Sicilia ne conta appena un decimo. Un divario che non si assottiglia, nonostante la Sicilia sia stata tra le cinque regioni con la maggiore crescita di nuove installazioni nel 2024, ma sono solo 945 i punti di ricarica attivi.
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Questo ritardo infrastrutturale rappresenta un freno significativo alla diffusione dei veicoli elettrici nell’isola, creando un circolo vizioso: meno colonnine portano a minori vendite di auto elettriche, e la bassa penetrazione di veicoli elettrici non incentiva gli investimenti in nuove infrastrutture di ricarica, specialmente quelle ad alta potenza che sono più costose e richiedono alti volumi di traffico per recuperare i costi di installazione.

Divario nord-sud sempre più evidente
Il problema non è solo siciliano. I dati del report confermano un divario più ampio tra le macroaree italiane: al Nord si concentra il 57% di tutti i punti di ricarica del Paese, mentre al Sud solo il 23%, con il restante 20% distribuito nel Centro Italia. Una situazione che rischia di rallentare significativamente la transizione verso una mobilità più sostenibile in alcune aree del Paese.
Come evidenziato dal presidente di Motus-E, Fabio Pressi, “c’è ancora un importante lavoro da fare per aumentare la capillarità in alcune aree, specialmente nel Mezzogiorno, dove la limitata penetrazione dei veicoli elettrici non agevola i grandi investimenti richiesti, in particolar modo per le colonnine ad alta potenza.”
Le possibili soluzioni: PNRR e coordinamento pubblico-privato
Per colmare questo gap nelle colonnine di ricarica auto elettriche, Pressi suggerisce di estendere i termini per l’utilizzo dei fondi PNRR ancora disponibili e di rivedere i meccanismi di cofinanziamento per facilitarne l’impiego nelle zone meno coperte. Un’attenzione particolare andrebbe posta alla semplificazione e all’omogenizzazione degli iter autorizzativi, la cui complessità si riflette nel 16% di infrastrutture già installate ma non ancora utilizzabili.
La cooperazione tra tutti gli attori coinvolti nel processo di infrastrutturazione è fondamentale. Il recente protocollo siglato da Motus-E con Unem per l’installazione di colonnine nei distributori di carburante rappresenta un passo in questa direzione, ma serve un maggior coordinamento tra pubblico e privato, anche attraverso l’atteso aggiornamento del Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica (PNIRE).

Italia comunque in buona posizione a livello europeo
Nonostante queste criticità, l’Italia nel suo complesso si difende bene nel confronto con gli altri major market europei. Con 19 punti di ricarica ogni 100 auto elettriche circolanti, la nostra infrastruttura si conferma davanti a quelle di Francia (14), Germania (8) e Regno Unito (7), mantenendo il primato anche se si considerano solo i punti di ricarica veloci in corrente continua.
Un risultato che, paradossalmente, riflette anche il ritardo italiano sulle immatricolazioni elettriche: la quota di mercato BEV in Italia è ferma al 5%, contro il 17,4% della Francia, il 16,6% della Germania e il 21,3% del Regno Unito.
In breve
La Sicilia, con un numero di colonnine dieci volte inferiore rispetto alla Lombardia, rappresenta uno degli esempi più evidenti del divario Nord-Sud nella diffusione delle infrastrutture di ricarica per auto elettriche. Per colmare questo gap sono necessari interventi mirati, come l’estensione dei termini per l’utilizzo dei fondi PNRR e un maggior coordinamento tra pubblico e privato. Solo così sarà possibile garantire una transizione verso la mobilità elettrica uniforme su tutto il territorio nazionale.